Il 23 luglio scorso il Senato ha approvato il disegno di legge a tutela dei comparti produttivi (1561-A Misure urgenti di sostegno ai comparti produttivi) in vigore dal 27 giugno 2025 e riassumibile in:

  • Misure per gli stabilimenti strategici e decarbonizzazione
  • Ammortizzazioni sociali
  • Misure settoriali e disposizioni finanziarie

Funzionalità

Il decreto mira a sostenere produttività e occupazione dei poli industriali strategici (ILVA) e nei settori in difficoltà, come la moda, fortificando gli ammortizzatori sociali e favorendo la riconversione industriale.

Sostegno ai poli industriali (ILVA)

  • Art. 1: Viene autorizzato un finanziamento statale (fino a 200 milioni di euro per il 2025) a ILVA S.p.A. in amministrazione straordinaria per interventi urgenti di manutenzione e messa in sicurezza degli impianti.
  • Art. 2: Modifica le regole per la realizzazione di impianti di produzione di preridotto, eliminando il vincolo sull’utilizzo esclusivo di idrogeno da fonti rinnovabili e consentendo la partecipazione di soci privati tramite procedure selettive.
  • Art. 3: Introdotte procedure accelerate per investimenti superiori a 50 milioni di euro in aree ex ILVA o collegate, con la nomina di un commissario per semplificare gli iter amministrativi.
  • Art. 4: Estensione delle agevolazioni anche al rendiconto 2024 per l’indotto degli stabilimenti strategici.
  • Art. 5: Nuove regole per la cessione dei contratti d’acquisto in caso di crisi aziendali e fallimento di precedenti vendite, con possibilità di subentro da parte di altre imprese, anche a controllo pubblico.

Supporto alle imprese in crisi e ai lavoratori

  • Art. 6: Esonero dal pagamento del contributo addizionale per le imprese delle aree di crisi industriale complessa che accedono alla CIGS nel 2025, salvo in caso di licenziamenti collettivi.
  • Art. 7: Proroga straordinaria della CIGS fino al 2027 per grandi gruppi con almeno 1.000 dipendenti e accordi governativi firmati, con possibilità di sospensione al 100% dell’orario per lavoratore.
  • Art. 8: Prevede ulteriori sei mesi di CIGS per aziende in fase di cessazione attività ma con concrete prospettive di cessione, subordinata a un accordo governativo. Inserite clausole stringenti per la decadenza dal beneficio in caso di rifiuto di offerte di lavoro o formazione.
  • Art. 9:  Incrementa il limite di spesa per il riconoscimento, per il biennio 2025-2026, dei trattamenti di sostegno al reddito, in favore dei lavoratori sospesi dal lavoro o impiegati a orario ridotto, dipendenti da aziende sequestrate e confiscate sottoposte ad amministrazione giudiziaria, già previste dalla legge di bilancio 2024 (da 700 mila euro a 8,7 mln per 2025 e 2026).

Coperture finanziarie

  • Art. 10: Riconosciuto un ulteriore periodo di 12 settimane di cassa integrazione per la filiera della moda da febbraio a dicembre 2025, con maggiori margini di flessibilità per i datori di lavoro in difficoltà.
  • Art. 10-ter: introdotto in sede referente, prevede un contributo straordinario per i nuclei familiari beneficiari dell’Assegno di inclusione (ADI). In via eccezionale per l’anno 2025, al fine di rafforzare le misure di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale, ai nuclei familiari interessati dalla sospensione di un mese del beneficio economico dell’Assegno di inclusione dopo un periodo di  fruizione non superiore a diciotto mesi, ai sensi dell’articolo 3, comma 2, del decreto-legge 4 maggio 2023, n. 48 è riconosciuto un contributo straordinario aggiuntivo dell’Assegno di inclusione.
  • Art. 11: Disposizioni per la copertura finanziaria del decreto, con fondi ricavati da risparmi su altre misure sociali o utilizzo di residui di bilancio.
  • Art. 12: Stabilisce l’entrata in vigore del decreto il giorno successivo alla pubblicazione.

Il provvedimento dimostra l’interesse alla tutela dei lavoratori sia dal punto di vista salariale (grazie all’integrazione per la quale sono stati stanziati circa 20 milioni di euro), sia a livello di carriera (attraverso misure concrete di cessione e riassorbimento occupazionale).

Il testo rappresenta dunque un’ulteriore mossa nei confronti delle aziende in difficoltà delle quali l’ILVA è portabandiera oltre ai settori come la moda che nell’ultimo periodo, oltre alla concorrenza già nota hanno subito un saliscendi legato alla politica dei dazi.


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